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Bé,  pensando a domani 2 Novembre, mi è parso logico, ricordare  anche alla nostra partenza, e riflettere un po’ sull’ ultimo viaggio. E perciò ho ritenuto opportuno pubblicare sul mio blog, un breve passo di un omelia tratta dai Sermoni  Sant’ Antonio di Padova.

III . Il TERZO AVVENTO DI CRISTO  NELL’ ORA DELLA MORTE

14. < Ci saranno segni nelle stelle>. Anche i segni delle stelle sono quelli di cui parla Giovanni nell’ Apocalisse :< Le stelle del cielo caddero sopra la terra, come quando un fico,  investito da un grande vento, lascia cadere fichi immaturi> ( Ap 6,13).

Dell’uomo che soffre nel travaglio dell’agonia, dice il profeta:  «Guarderà in alto e rivolgerà lo sguardo sulla terra: ed ecco sofferenza e tenebre; sfinimento, angustia e caligine lo tormenteranno: e non potrà liberarsi dalle sue angustie» (Is 8,21-22). Nel momento della morte c’è la sofferenza della malattia, l’oscurità negli occhi per ché, come dicono, in quel momento sono privi della luce; c’ è  lo sfinimento di tutte le membra, l’angustia della morte e la caligine che tormenta, cioè la paura della geenna, ossia la presenza del diavolo che tenta in ogni modo di impadronirsi dell’anima che sta per uscire dal corpo.

Ahimè! il misero essere umano sia che guardi in alto, sia che rivolga lo sguardo a terra, non potrà più liberarsi dal suo tormento, se non ritornando alla terra e in essa trasformandosi,

Dice Isaia. «E caduta, è caduta Babilonia», cioè la carne dell’uomo, «e tutte le statue dei suoi dei», cioè i piaceri dei sensi. «sono a terra in frantumi» (Is 21,9),  perché sei terra e alla terra ritornerai (cf. Gn 3,19). Questo è dunque il significato della frase: <le stelle>,, cioè gli uomini viventi, «caddero dal cielo», dal  firmamento, vale a dire dal loro stato, nel quale si credevano molto sicuri e pensavano di vivere molto a lungo, caddero sulla terra, dalla quale sono stati creati. «Come il fico, investito da un grande vento», ecc. Il fico è la natura umana la quale, quando è investita dal grande vento della morte, lascia cadere i fichi immaturi, perde cioè i sensi e le membra, e così si riduce all’impotenza Questi sono i segni nelle stelle. Beato sarà perciò quel servo che il Signore, quando viene e bussa alla porta, troverà sveglio (cf. Lc 12,36-37) 15. Beato colui che nell’ora della sua morte potrà cantare ciò che si canta nell’introito della messa di oggi: «A te, Signore, ho innalzato l’anima mia» (Sal 24,1). E questo concorda con ciò che dice Isaia:< Alzati  alzati, levati su, Gerusalemme!» (Is 51,17). 0 anima, àlzati dalle lusinghe della tua carne, àlzati dalla concupiscenza del mondo, sollevati alle gioie eterne. Nel momento della morte sarà tranquillo e sereno colui che in questo modo avrà innalzato a Dio la sua anima. «Dio mio, in te confido» (Sa 24.2). Ed Isaia : «In quel giorno il resto d’ Israele non si appoggerà più su chi lo ha percosso», cioè sugli Assiri, vale a dire sul diavolo; «ma si appoggerà sui Signore, sul Santo d’Israele» (Is 10,20). «in te confido», non nella carne, non nel mondo. E di questa fiducia dice Isaia: «Ecco, tu confidi nell’Egitto in questo soste di canna spezzata, che punge e trafigge la mano di chi vi si appoggia» (Is 36,6).

L’abbondanza del mondo e la salute del corpo sono quasi una canna che ha le sue radici nel fango, bella di fuori ma vuota all’interno. Questa canna, quando l’uomo si appoggia su di essa, si spezza al momento della morte, e quando è spezzata ferisce l’anima, la quale così ferita cade nella geenna.«Non sarò confuso» (Sai 24,2). E vero, è vero, colui che in vita confida nel Signore, nell’ora della morte non sarà confuso, ma esultando potrà dire con Isaia: «Io gioisco pienamente nel Signore, e la mia anima esulta nel mio Dio» (Is 61,10). Mentre lo stesso Isaia. minaccia così coloro che confidano nel mondo: «Vi vergognerete dei giardini che vi siete scelti, poiché sarete come le querce dalle foglie avvizzite, e come un giardino senza acqua, e la vostra forza sarà come il fuoco di stoppie, e le vostre opere come una scintilla. ed entrambe saranno bruciate e non ci sarà chi spenga il fuoco» (Is 1,29-31).

Alla fine della loro vita i carnali si vergogneranno «dei giardini» della gola e della lussuria, che si erano scelti durante la vita. Saranno nudi e aridi «come la quercia dalle foglie avvizzite», simbolo delle loro ricchezze e piaceri; saranno come «un giardino senz’acqua». perché ogni piacere cesserà. Per i canali dei sensi infatti non scorreranno più le acque dei piaceri mondani, per inebriare la concupiscenza della carne. E allora «la loro fortezza», cioè la loro superbia nella quale confidavano, «sarà come il fuoco delle stoppie», le quali ben presto si consumano, «e le loro opere come una scintilla». ci di nessun valore; «ed entrambe», cioè la fortezza della superbia e le opere dell’avarizia, saranno bruciate» dai demoni, «e non ci sarà chi spenga il fuoco». Conclude infatti Isaia; «Il loro verme non morirà e il loro fuoco non si spegnerà» (Is 66,24).

«Non mi deridano i miei nemici» (Sal 24,3). Di questa irrisione. dice Geremia nelle Lamentazioni: «Contro di te applaudirono con le mani quanti passavano per la via; fischiarono e scossero il capo sulla figlia di Gerusalemme: E questa la città che dicevano bellezza per fetta e gioia di tutta la terra? Spalancarono contro di te la bocca tutti i tuoi nemici; fischiarono e digrignarono i denti e dissero; L’abbiamo divorata! Questo è il giorno che aspettavamo: siamo arrivati a vederlo!» (Lam. 2,15 ).

Alla fine della vita, saranno sicuri da questa irrisione coloro che hanno posto la loro fiducia nel Signore; ad essi il Signore ha promesso: «Voi partirete con gioia», dal vostro corpo, «e sarete condotti nella pace», alla patria celeste. «I monti», vale a dire gli angeli. e i <colli», cioè gli apostoli, «canteranno la lode davanti a voi, e tutti gli alberi della regione», cioè le anime dei santi, «batteranno le mani. (Is 55,12) per la gioia della Vostra presenza , esultando e lodando con voi il Figlio di Dio. Fratelli carissimi , chiediamogli umilmente che quando arriverà il nostro ultimo giorno e la fine della nostra vita , ci liberi dall’ irrisione dei demoni e ci faccia partire nella gioia e condurre alla pace per ano degli angeli .Ce lo conceda colui che è benedetto nei secoli .Amen  ( tratto dai “ I Sermoni di Sant’ Antonio di Padova” – Il Terzo Avvento di Cristo nell’ ora della morte pagg.890-891-892)

 

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